Elogio al prodigo

Copertina del libro

“La figura del prodigo mi ha sempre messo in agitazione. La leggevo e mi dicevo: "il prodigo sono io"; poi subito cercavo attenuanti che nel racconto sono completamente assenti. Uno non se ne va di casa senza una ragione; non fa quel passo in tempi così poco propizi se l'aria di quella casa non gli è diventata assolutamente irrespirabile!

Quelle ragioni, per scoprirle, il padre avrebbe potuto cercarle dentro di sé: in noi ci sono tutte le risposte; c'è qualcosa d'immanente che si trascina nei secoli, non lo vediamo solo quando non lo vogliamo vedere, quando - ancor prima del giudizio degli altri - temiamo il nostro.”

Un ragazzo diciottenne senza alcun preavviso né ragione plausibile abbadona la casa del padre. Scompare con la sua coetanea. Due genitori precipitano nell'angoscia. Un matrimonio in crisi minaccia di esplodere sotto la pressione di quel trauma. Morte annunciata di una famiglia?

Forse però un filo d'Arianna in grado di condurre i tre "fuggiaschi" fuori dal labirinto esiste. Il padre - l'io narrante - inizia un percorso di dolorosa meditazione, che si trasforma in un cammino purificatorio. La pista con cui si snoda questa confessione di taglio romanzesco è la parabola del "figliol prodigo". Riletta nei suoi valori cristiani, perenni, ma messa laicamente in discussione per alcuni risvolti ormai inattuali.

Alla fine non sarà tanto il figlio a tornare, quanto il padre andare incontro al figlio: riconoscendovi la sua stessa inquieta giovinezza. Una storia di duemila anni fa, riletta in questa storia d'oggi: con cui molti genitori e figli dovrebbero confrontarsi.

Case Editrici: O.G.E. Oleandri / La Corte

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Tagliati attraversa con i suoi personaggi tante decisioni politicamente “opportune” ma umanamente inique che feriscono la viva carne degli uomini (…) Sergio Balestrieri (Avvenire)

Fateme penzà...
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Tagliati ritratto da Guido Maggi
Ritratto di Guido Maggi

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– e voi, giurate di credermi?
 

L'autore nella sua casa
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