Maria Maria

Meglio sarebbe stato
Ridiscendere
Lentamente
il fianco scosceso della montagna
Poi stenderci al sole e
Con un lento gesto della mano
Dirci addio.

Oh la Sicilia
La Sicilia era
In tutti i miei sogni di ragazzo
Sedotto da tutte le ragioni
Per le quali molti volevano fuggire
Ammaliato dalle lente cantilene
Dei venditori di meusa
Dallo sguardo malizioso
Delle Marie dagli occhi neri
Dai fuochi di sterpi
Che spandevano miriadi di scintille
Nella velata oscurità delle notti.

Stregato dal profumo delle zagare sfavillanti
Dal gemito di libecci incandescenti
Dal querulo lamento di una terra che crepitava
Sotto  il solleone di un’estate madre
E matrigna.

Ho amato il gemito
Il tormento
L’imperio  disperato
Risolto nel guizzo di una lama
O nel riso di scherno di un ragazzo scalzo.

Eri tu nel ricordo di quelle notti
L’icona
Il fulgore di quel tempo
In cui ancora mentivamo
Solo per amore
E fuggivamo
Per non udire il canto delle sirene.

Quando smetteremo di farci male?
Non ci sono più notti a Tindari
Né vaganti comete a Lampedusa.

L’amore è un frutto
Che si coglie in giovane età
Dal grembo profumato di una vergine
O tardi, una notte,
Sul seno pietoso di una puttana.

Oh la Sicilia
La Sicilia era in tutti i miei sogni di ragazzo
Un canto
Che talora si rianima
Una dolce nenia
Che lentamente si spegne
Un flebile lamento
Che ritorna nella notte
E talora mi sveglia.

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Bertolt Brecht durante una regia a Berlino Est nel  febbraio del 1956
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l'intuizione e l'idea
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La poetessa preferita: Anna Achmatova
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Casa di Eleonora Duse
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Tagliati non si nega grandi ambizioni. Tra i letterati di spicco lui già c’è, e pretende di affermarsi ulteriormente. A buon diritto. Davide Mattellini (Voce di Mantova)

Ritratto fotografico di Romano Franco Tagliati
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